riesco meglio ad affogare

E se staccano la mano che mi regge dalla pancia la paura è tanta,non mi sento ancora pronto.

martedì 28 dicembre 2010

sempre una gioia.

i miei che litigano la vigilia mi spiegano che la costituzione di questa famiglia si basa sulle colpe e sull'attribuire sempre un colpevole per tutto su cui scaricare ogni colpa e mai accettare le cose per quello che sono. (seppur inconsciamente)

giovedì 23 dicembre 2010

quando un cielo stellato sul soffitto della propria camera ha ragione d'esistere.


E' la resa signor capitano. Questa è la resa. Stiamo abbandonando il campo di battaglia. Bandiera bianca.
Per noi la guerra è finita. Non prenda questo gesto come una sconfitta. Ci stiamo solo arrendendo a un'impresa insormontabile. Vogliamo solo tornare a casa. Abbiamo mogli e figlie ad aspettarci. Io ho abbandonato la piccola Dorotea,sarà cresciuta,a breve dovrò trovarle un buon marito che sappia prendersi cura di lei. I campi esigono cure da parte nostra. Vogliamo sentire i profumi di casa,la cucina che emana odore di carne sul fuoco e verdure stufate. Vogliamo riabbracciare le nostre donne,sentire la loro pelle vellutata sulle nostre labbra,farci l'amore come se fosse la prima volta,perché sarà la prima volta dopo tutto questo tempo passato in terra straniera. Non si offenda capitano,le sarà dato il giusto onore,sarà da noi ricordato come un valoroso condottiero,avrà il suo trionfo ritornati a casa. Nessuno oserà guardarla con disprezzo senza incorrere nella nostra ira,nel nostro rifiuto di un simile e inaccettabile comportamento.
Solo che siamo castelli di carte. Siamo fragili. Basta un soffio di vento per riuscire ad abbatterci. Potremmo morire con maggior facilità rispetto alle stragi causate da un banale raffreddore contro gli Indios in America. Abbiamo equilibri interiori troppo precari. Basta un nulla per spezzar tutto dentro. Come la goccia che fa traboccare il vaso. Una semplice goccia,come ne esistono a milioni,dentro il vaso. Come infinite se ne trovano in natura,negli oceani desolati. Una goccia,solo una,e tutto dentro si distrugge come un uragano su capanne di paglia,come un terremoto in una favela. Scusi capitano,ma noi vogliamo soltanto sopravvivere.
Tornare a casa. Rivedere ancora una volta i nostri figli. La nostra terra,i nostri averi. Rivivere i luoghi della nostra infanzia. Della nostra adolescenza. Quella gioia e quella spensieratezza che mai più troveremo.
Vogliamo invecchiare e diventare saggi,oppure amorevoli nonni e tener sulle nostre ginocchia i nostri nipotini,per poi spegnerci in una notte d'inverno su una sedia a dondolo davanti al caminetto,mentre fuori nevica ,scaldati dal calore parentale. Noi vogliamo solo salvarci,capitano. Perché comunque vada a finire di qui non si esce vivi. O perlomeno integri. Ma noi vogliamo salvarci. Non vogliamo morire in terra straniera. Provi a immedesimarsi nel nostro punto di vista. Anche lei avrà sicuramente moglie o figli ad aspettarla a casa. Anche lei avrà abbandonato qualcosa per venire qui. Cerchi di cancellare quella sete di gloria che le annebbia la vista. Cerchi di capire ciò che le stiamo chiedendo. Noi la amiamo come un fratello,continueremo ad amarla come un fratello,ma ora vogliamo salvarci,più di ogni altra cosa,perché la fine è ormai vicina. La sentiamo bussare ogni notte nei nostri cuori,nelle nostre tende. Giungere da questi boschi tenebrosi e ignoti,pieni di storie e riti mai ascoltati dalle nostre orecchie. Streghe e folletti da noi mai affrontati. Spaventosi. Terrificanti. Torniamo alle navi,torniamo a casa. La guerra è finita. La guerra è finita.

Capire il loro punto di vista,come potrei non averci pensato prima? In fondo sono il loro capitano. Ho il potere sui miei uomini,ma non per questo devo ignorare le loro richieste. Il loro punto di vista. Il problema è che io non conosco il loro punto di vista. Li ho spinti a una missione in cui nemmeno io credevo,l'istinto romantico della guerra,oserei chiamarlo. Quell'idea di compiere qualcosa di tremendamente virile e profondo,che dia un senso alla mia esistenza troppo vuota di significati. Venire a combattere contro un popolo che non conosco nemmeno lontanamente,senza un valido pretesto,appoggiato da uomini valorosi e fedeli,amici,fratelli,decisi a seguirmi nelle scelte anche più avventate,nessuno che abbia pensato di dirmi che forse avrei potuto aver avuto un abbaglio,erano fiduciosi di me,pendevano dalle mie labbra. Credevano in me quando promettevo loro tesori enormi e paradisi terrestri,li rendevo artefici di una giustizia divina troppo umana,li innalzavo al pari degli dei portatori di una falsa giustizia presso popoli ignoti e non desiderosi di tormento. Tutto questo per trovare la mia pace interiore. Per riempire i vuoti lasciati dalle mie giornate troppo uguali,l'una all'altra. E loro mi son sempre stati fedeli,ed anche ora che ritengono di aver raggiunto un punto eccessivo,lo dicono con il sorriso sulle labbra,con la gioia nel cuore,come se si rivolgessero a un fratello,a un amico e non a qualcuno che li ha condotti al patibolo pur di poter provare una qualsiasi emozione. Il problema è che io son più fragile di tutti loro. Foglia morta caduta da un albero in autunno e mossa dal vento senza poter prestare opposizione. Mosso così dai vari stimoli che manipolano la mia vita,senza esser in grado di prenderne il controllo,come un auriga che tenta invano di comandare un cavallo imbizzarrito sfuggito ormai al suo controllo. Li ho portati fin qui a morire la morte dello spirito,prima ancora della morte delle carni,in terra straniera,lontano da casa,dai loro averi e dai loro cari,solo perché a me non è destata simile fortuna. Solo perché ho deciso di creare il vuoto intorno a me. Solo perché io mi vanto di essere morto. Solo perché io non ho mai amato nessuno. Perché tutti i miei uomini hanno lasciato il loro cuore da qualche parte,chi a casa,chi in qualche osteria o locanda di passaggio,chi in qualche bettola sporca e maleodorante di piscio e segatura. Ma io,capitano di questa comitiva,non credevo di avuto questo onore,e per invidia o per rabbia ho deciso di vendicarmi in questo modo,con questa guerra inutile e priva di significato. Solo per far soffrire gli amici che mi hanno accompagnato,per far capire loro cosa voglia dire provare la mancanza di qualcosa,seppur la mancanza di qualcosa mai avuto non può esser paragonata ad una privazione. Ho dovuto viaggiare chilometri e chilometri per approdare in terre straniere,fiducioso che i miei demoni non mi avrebbero seguito,invano,per comprendere che il collante di tutto risiedeva in me. Ma ora è come realizzare che così non è. Come svegliarsi da un brutto incubo e capire che tutto era solo stato immaginato,sognato. Penso che ora tutto mi è chiaro,seguirò gli ordini dei miei uomini,non darò peso al poter passare per codardo una volta tornato a casa. La prendano per una fuga,se vogliono. Io penso solo che il mio sia solo un voler ritornare a vivere. O perlomeno sopravvivere. O perlomeno salvarsi,in qualche modo. Perché la guerra è finita,insistono a dire i miei uomini. Perché la guerra è finita,la guerra è finita.

venerdì 10 dicembre 2010

post-adolescente canta fallimento professionale



(per quello coniugale bastano i suoi genitori)

Cercherò una donna da amare con corredo genetico dalle mutazioni cromosomiche diverse dalle mie per evitare malattie ereditarie e mutazioni genetiche all'occorrenza di un figlio (da far pianger Majakovskij)
Del genere scambiamoci i nostri tabulati genici prima del numero di telefono che se non vai bene non ci sentiamo nemmeno più.
Un disastro volessi una sveltina nei cessi.
Andiamocene al mare,donna.
a bere spritz sulla spiaggia
d'inverno con l'acqua che ghiaccia (ma il mare no)
e le nostre gambe pure (dentro a jeans troppo stretti troppo uguali uomo e donna)
e le nostre scarpe pure che son ormai troppo sfondate
che la vans fa affari d'oro
che i piedi congelano uguale.
I miei vestiti tutti laceri (la sciarpa di Londra sa di funerale).
Smettere di mangiare pranzo e usare la tv come covo per gli acari della polvere.
Dichiaro la mia indipendenza,padre.
foto n°19 della pellicola della Petri.
ferma gli aerei con gli sms
vestiti di Aladdin con il tappeto del mouse non volante e internet dei vicini
You are not the lizard king,you can't do everything you need.
Piero Manzoni era solo un ottimo conoscitore d'arte,poi.
Lucio Fontana è troppo teorico poi.
Io resto (vesto) nella mia ignoranza e fingo di capire la metafisica del prog rock,gli spazi astratti di una tela squarciata (e scrivo "r" e "v" uguale).
mai nessuno che vorresti ha voglia di un Martini quando decidi che è il momento giusto per l'ultimo assalto al bar per conquistarlo.
Investimenti sufficienti a malapena per sconfiggere gli spacciatori di spumante e finkbrau nei discount
Ti proclamo re delle parole,con un coraggio che ha del pazzesco.
che poi ciò che conta è scrivere i proprio pensieri perché non vadano perduti come se potessimo registrare tutto quello che passa attraverso il nostro cervello come se potessimo fare tutte le cose geniali che ci vengono in mente come se
Tasche stracolme di ricordi e fazzoletti usati
corde di chitarre che si suicidano nell'armadio
LIBERAMI DALLA NOIA
(che a non accontentarmi mai creo il vuoto intorno a me)
che crescere fa un pò schifo ma accettare tutto non va giù.
acida acido acida acido acida acido acida acido acida acido
voglio andarmene dalla provincia senza stuprarla ma con dignità,senza fuggire destando gran scalpore (guarda,c'è un coniglio) ma come un uomo che perde la donna amata perché è stato tradito e non vuol destare scandalo.
E nella notte,nella nebbia,lentamente se ne va in cerca di tranquillità e un poco di vitalità.
chissà come deve essere la vita da pipistrello...
in fondo anche gli anelli aromatici hanno crisi di identità
(la morte è una parte essenziale della vita?)
[la morte è necessaria per la vita?]
Ma il problema è che magari me la caverò non male ma lo faccio più per lavoro che per passione,diventerò sempre più ignorante e non potrò andare nelle mostre d'arte a fare fa guida agli altri che è una cosa stupenda ma so davvero poca roba. Solo che in Italia non puoi amare l'arte se non la pratichi e produci a tua volta e non sei ricco e non vuoi finire sotto un ponte e non sai ribellarti.
solo che oramai studio solo più cose scientifiche ma non è la vita che fa per me probabilmente.
solo che vedo troppa razionalità e ingenuità intorno a me.
solo che qui non fa per me e non si beve spritz nelle pause tra le ore.
solo che mi dispiace questa vita di metà con genitori di metà.
solo che poi basta che qualcuno legga,poi va bene così.

si abbassa il sipario.

domenica 5 dicembre 2010

AMATEMI!

Come griderebbe Claudio Santamaria dall'alto del palazzo all'intero mondo che lo circonda.
Non voglio più perdere.
Non voglio più esser sconfitto.
Non voglio più esser deulso.
Non voglio più subire.
Non voglio più stare male.
Che chi lo ha preso troppo in culo non lo vuol raccontare,gli basta di ridarlo per potersi vendicare.
QUESTA VOLTA VOGLIO ESSER IO A FAR SOFFRIRE GLI ALTRI
QUESTA VOLTA VOGLIO ESSER IO A PORTARE SCOMPIGLIO E CAOS NELLE VITE DELLA GENTE
CHIAMATEMI RE DELL'EGOISMO PERCHE' E' QUELLO CHE SARO'.

ogni giorno vedere il treno che mi porterà a Torino per proseguire gli studi mi afforda prima lo stendermi sui binari.
il prendermi un treno in faccia.
il buttarmi di giù a capofitto.
prima di ferirlo sui fianchi ed entrare al suo interno come una zecca su un cane.
come se fosse un essere vivente reso mansueto.

http://www.youtube.com/watch?v=5h5fSSFGPnw

sabato 4 dicembre 2010

Etadone (ma che cazzo,scrivi una canzone?)


Che poi dovrei imparare a suonare una cazzo di chitarra
Prima di scrivere canzoni casuali.
Capodanno per persone tristi cade tra 27 giorni
Con un divano e il vino e il labbro inferiore dei pesci rossi
In gabbie di plastica
In prognosi riservata ma non è in fin di vita
E’ caduto poi solo dal secondo piano
Non penso volesse suicidarsi,in fondo è solo una festività depressa
Pagana come il tuo Dio inesistente
Come rubare portafogli e vagare con monete rosse
In un salvadanaio blu maiale di plastica
Vincere mille euro in gettoni d’oro con una cover classica
Pupazzi giganti e bambini incoronati vestiti da lupo
Un film sull’amicizia senza amici
Gli interni dell’Agila di plastica
I 70 orari in tangenziale
Aver orecchie solo per ascoltare il navigatore satellitare
Far orecchie da mercante di plastica
Ubriacarsi con birre in bottiglie di plastica
Scopare in cessi di plastica
Carbonio in polimeri di plastica
Seni che non subiscono chirurgia plastica
Bere vino in cartocci non di cartone
Che limono più con il mio cane che con la mia ex ragazza
Che nella tua macchia fa freddo ma ne sputtani di benzina.
Che il riscaldamento è troppo artificiale e non ti scalda come il sole.
Il cantautore dalle maglie scocciate di nero cancerogene.
Peggio dei vestiti cinesi che accusan di usare prodotti scadenti
La calvizia è ereditaria
Perdo troppi capelli
Perdo troppi capelli
Non mi crescono i baffi
Ho i baffi troppo biondi
Il sole ci acceca in macchina non ci scalda
Schiantarsi in tangenziale
Schiantarsi in tangenziale
Schiantarsi in tangenziale
Schiantarsi in tangenziale
La pioggia sul finestrino le pozzanghere sul finestrino sbandare
Finire fuori strada
Schiantarsi in tangenziale
Vendo sky vendo il cielo a 30 euro al mese
Pedaggi con uomini all’interno
Pedaggi d’autostrada
Labbro triste inferiore dei pesci rossi
Schiantarsi in tangenziale
(sono uno stronzo. siamo degli stronzi tutti)

sabato 16 ottobre 2010

la mia anima strafogata di birra è più triste di tutti gli alberi di natale morti del mondo (cit. CB)



Mi mancano i tempi in cui si potevano ascoltare il teatro degli orrori e fingersi ancora un pò innamorati.
Oggi mi sembra un natale deprimente,forse è per quello che indosso un maglione con le renne,l'abete ed i fiocchi di neve bianchi e blu.
Perché piove e la vita non è mai come nelle fiabe,e nonostante ormai sia grande e grosso questa cosa non mi va proprio giù.
Il problema è che a 19 anni non si può decidere di vivere in una favola e aspettare il cacciatore che faccia fuori quest'infinità di lupi cattivi.
Che poi il suo problema era che riusciva ad esser felice,solo che poi si rendeva conto che non potesse durare in eterno. Il che lo abbatteva sempre.
Che poi sapeva benissimo che con quel bacio avrebbe ricevuto in cambio un pò di morte da portarsi con sé.
Fuori ci sono solo 9 gradi,fa freddo,le mani congelano,il cuore congela,i polmoni congelano,io congelo,io muoio di freddo,io ho freddo,io sono freddo.
Se hai un problema la verità è che non ti piaci abbastanza,ma non riesci ad accettar questa situazione. (fai schifo sarebbe troppo forte)
Ormai voglio dissolvermi nel nulla da dei mesi.
Benvenuto in Vodafone! Le confermiamo che,come da sua richiesta,il suo numero di cellulare è ora attivo sulla sua Carta Sim Vodafone.

martedì 28 settembre 2010

amami come si ama il mare.



La triste verità è che Plasson non aveva cercato abbastanza il luogo adatto ai suoi quadri.
Perché solo a Venezia avrebbe trovato la fine del mare,nei canali e nei ponti,nelle infami barriere architettoniche e nei volti della gente,nell'aria salmastra e il mercato del pesce,nelle vie tutte uguali e gli spritz da 2 euro fatti dai cinesi,nonostante il gusto un pò da gingerino migliori di quelli dei veneti doc.
La fine del mare,lì,tra ricci e capelli alla frutta,mostre deludenti e 80 foto mancanti,sciarpe rosa,conigli bianchi,tour Eiffel e città invisibili.
Il mare,un bisogno finalmente conciliato al mio infinito desiderio.
Null'altro da aggiungere,questa volta voglio pensare di aver vissuto per me stesso,non per raccontare agli altri cose gratificanti.
Che ho una fotocamera che funziona meglio della Petri,si chiama cuore secondo i sognatori,cervello per gli scenziati,ricordo per i malinconici.
E di foto ne ha scattate un infinità,senza che i più se ne rendessero conto,per immortalare bellissime persone.

martedì 31 agosto 2010

cale,non cicale




CALIAMOCI CALIAMOCI CALIAMOCI. (appunti)
Stasera torno a casa in fretta,corro in macchina per vedere SBIRRI.
E' già la seconda volta che dovrei esser grato a Berlusconi per i film sulla sua tv,la terza considerato che guardo il tutto su Canale 5+1 grazie al suo digitale terrestre,la cosa inizia seriamente a preoccuparmi. Scrivo in fretta con la paura di perdere le idee prima di averle messe su carta,prima che su un blog.
La stessa fretta che stava per farmi sbattere il muso dell'auto contro il portone del garage scattando improvvisamente dalla folle in prima. Solo che(cancellatura)se un film attira già solo dall'audio al bar,mentre non consumo nulla perché sei senza soldi deve esser proprio un signor film. Non me ne vogliano Ale e Dade,le signore senza luce da una settimana e i furti supposti in case vuote,le storie di lavoro e i miei che tornano domenica lasciandomi tutto il tempo per cazzeggiare. Non me ne voglia Somewhere che sarà di certo un bel film anche se nessuno lo ha visto,the Dreamers e Amami se hai il coraggio,le conversazioni su msn fino alle 6 di mattina e le banche che chiudono presto,i poliziotti con i mitra,i check in online e le e-mail che non arrivano,svegliarsi alle 15 e andare in posta,il mio cane che abbaia a tutti. Anche se poi recitano meglio a parole che ad immagini. E' MORTO TUO FIGLIO!
Guardate come corrono,forse la droga serve a questo,a dare questi ritmi.
LA BAMBA LA BAMBA LA BAMBA. Che bello eh! Che bello bALLA! BALLA CAZZO! BALLA CAZZO!Perché smetti di sballare cazzo! Guarda come sono bello mamma! Mamma mamma guardami. Ho le piume colotate per giustificare la mia natura. Non so dare un senso alla mia natura. CALIAMOCI. Voglio dare un senso alla mia esistenza. PIPPIAMO. Sei solo un coglione cazzo. Pensa a me cazzo. Che cazzo faccio io se tu ci rimani? EH! DIMMELO CAZZO!Sei bello ora? Hai amici ora o sei il solito asociale di merda? RISPONDI! Cosa cazzo ci vedi in questa fottuta Milano? La city della moda e della cocaina? Dimmelo cazzo. Non sei dipendente? Eh? Vuoi dirmi che riesci a seguire i ritmi di questa città senza la cocaina? EH? Non ti credo. Sarò un provinciale del cazzo,di quelli che vedono solo i venditori di fumo,non quello dell'arrosto,ma non ti credo CAZZO. Milano è veleno. Milano è cocaina. Milano la città dei miei incubi ricorrenti,milano da bere,milano da pere.
Milano facceseccate un cielo grigio piombo e pioggia giorno e notte. Milano da turbamento della gelosia,Milano è troppo rapida per amare e innamorarsi,per riuscire a vivere senza dover sballarsi. E se vuoi vieni pure a dirmi tu non hai mai provato,TU,TU non puoi capire,tu non puoi voler capire,GRIDAMELO IN FACCIA. (frase completamente cancellata) 20 anni andati a rovinare per ste minchiate qua? 20 ANNI.
Sei adulto cazzo.(frase cancellata riportata altrove) Non sei (scarabocchio circolare) un ragazzino,un adolescente del cazzo. Ma pensa se tu per (cancellatura) lavare i vestiti di tuo figlio ci trovi questa roba.
Una cazzo di volta (cancellatura) vorrei essere felice e piangere con me. Una cazzo di volta vorrei girarmi nel letto e vederti accanto. E non parlare da solo.
Io a volte li guardo e mi chiedo perché? Io la sera ci sto male.
Sembrano gli squali con la preda,però non riescono a divorare tutto.
Cazzo forse vorrei fare l'assistente sociale solo se avessi un pò più di palle,che mi mancano.
Mi manca tutto. La tua pelle,il tuo sorriso,il tuo farmi incazzare,il tuo incazzarti. Tutto. I movimenti maniacali nel letto ancora disfatto tra le lenzuola a puttane. Tutto Quando te ne vai e forse non torni più. TUTTO.
Ma come cazzo fai a fare il lavoro che fai tu? Sembrava una brava persona quella di stasera,solo che ha fatto una cazzata. La persona che abbiamo fermato era la solitudine fatta a persona.
-Se ti avessi (cancellatura) conosciuto prima forse avresti potuto salvare una persona.
-Una persona a cui vuoi bene tu?
Vorrei diventare superman cazzo. E salvarti pure io.
TUTTI I GENITORI PIANGONO ALLO STESSO MODO PER I PROPRI FIGLI.
BLA BLA BLA BLA BLA BLA
BLA BLA BLA BLA.
Questa vita voglio ricominciarla con te.

In ordine alfabetico a tutte le persone a cui voglio bene di cui se scrivessi i nomi che senso ci sarebbe?

lunedì 30 agosto 2010

tanto non c'è verso di batter la Lega Pokemon


E se non va medicina?
Bé,in verità io punto a psicologia,se non va nemmeno quella mi butto a capofitto su lettere.
Mi preparo con anni di anticipo alla disoccupazione.
Laureato come Dustin Hoffman anche se temo che sarà difficile trovare un duo come Simon e Garfunkel a farmi da colonna sonora.
Un matrimonio con lo pseudo amore della mia vita e sorridere per i primi 5 minuti ripresi dalle telecamere,abiti eleganti e lei vestita di bianco per far piacere ai parenti.
Magari un figlio,o una figlia,o entrambi,meglio non figli unici che potrei diventare iperprotettivo.
Raccimolare un bel gruzzoletto da spendere in televisori al plasma,anzi LCD,anzi al LED,magari in 3 o 4 dimensioni,i tempi corron veloci e non so come progredirà la tecnologia.
Una villa a schiera fuori città,ma nemmeno troppo lontani dalle comodità e un cane.
Da buon finto borghese,con l’erba cresciuta male nel giardino davvero meno verde di quella del vicino per il poco tempo per curarla.
O magari finisce il mondo nel 2012 e non ho nemmeno da pormi il problema.
O magari ancora aveva ragione l’uomo del futuro intervistato da Giacobbo e dopo la terza guerra mondiale si ritorna a una vita bucolica,seppur imposta da cause esterne ben lontane dall’accademia dell’Arcadia della fine del’600.
Oppure box doccia.
O l’Australia.
Un buon clima,buon mare,ottimi posti dove nascondersi.
Anche perché credo che la normalità non abbia mai fatto per me,seppur non abbia nulla a che vedere con storie di concepimenti prima ancora di innamorarmi,salotti in giardino e camicie enormi di flanella o pantaloncini fluorescenti da corsa.
Potrei al limite finire come la rockstar fallita di Juno,30 anni e un sogno irrealizzabile,nessuna capacità di disilludermi.
Però lui era uno stronzo,di quegli stronzi non buoni e simpatici,con un suo perché,ma di quelli egoisti e interessati solo a sé stessi.
Senza un telefono hamburger e un pancione troppo ingombrante non solo fisicamente.
Che poi stasera pensavo di non scrivere,se non due cazzate ad Adele che mi frullavano in testa,invece son qui che lascio un’altra traccia del mio passaggio.
Magari finisce che entro a medicina e proseguo con psichiatria,così potevo evitarmi di scriver tutto questo.

p.s. l'immagine stupenda,seppur abbia poco a che vedere con il resto del post,è di proprieta di Clara Elia che me l'ha lasciata in cessione per il desktop
Dato che l'input a scrivere questo pezzo è arrivato tramite lei sfrutto anche la sua immagine che volevo render nota al mondo intero per la sua bellezza,spero non me ne voglia male, e in caso di apprezzamento rivolgetevi a lei :)

domenica 29 agosto 2010

Elisewin,io non sarò mai più salvo.


Vestiti di me e poi amami ancora un pò.
Non lasciarmi qui solo a morire tra alcolici e mozziconi,non mi merito tutto questo,non ti meriti tutto questo,sono io che parlo a me stesso.
Le tue parole non avrei dovuto leggerle,come Zanna,tecnicamente non mi avresti mai lasciato.
Ho ancora degli amici o sto continuando a gettare inutilmente monete da un euro a baristi indigesti che non amano la mia compagnia?
Ho un look che fa schifo.
Non sembro una rockstar.
Ce lo caghi che sei un artista.
Dove cazzo sono i tuoi piercing?
Dove minchia nascondi i tatuaggi?
E tu saresti alternativo?
Non vedi che sei solo un coglione?
Mica ti assumono,a te,da FRAV,sei troppo sfigato.
Fatti un personaggio o vali meno di zero.

A PIERPAOLO CAPOVILLA
Dicono che al giorno d'oggi i giovani pensano solo ai social network
e non siano in grado di aver opinioni personali e giudizi critici.
Io vorrei cercare di discostarmi da questo luogo comune,ahimé realistico,
per esprimere un'opinione personale di cui forse non sono il solo esponente,
secondo il concetto tanto amato del libero scambio di idee.
Vorrei allora dire grazie per ripetere le stesse frasi ad ogni concerto,
grazie di cuore.
Vorrei dire che non puoi immaginare come hai reso fantastico uno degli album più sentiti e importanti
per me con questo atteggiamento.
Grazie per rendere più emozionanti le risse di un fanatico che il concerto.
Con affetto,porgo i miei saluti antiredditizi.
Perché io dei tuoi testi mi sono innamorato e non riuscirò mai a smettere
di amarli,per questo ci sto doppiamente male.
Ma soffrirò in silenzio,anche questa volta.

Oggi ho visto le stelle e pensato immediatamente a Kant,amo il cielo stellato e ho una forte legge morale dentro di me.
A volte temo sia persino eccessiva,non mi permette di lasciarmi andare,gettarmi in storie inutili e scopate gratuite.
Non ho abbastanza forza di volontà da dire addio ai miei vizi.
E se poi te ne penti di lasciare il tuo ragazzo?
Saremo felici saremo felici saremo felici saremo felici saremo felici saremo felici felici felici felici felici felici.
Dovremmo provare a vivere come Elisewin e Thomas,anche solo per una notte come loro.
Nessun filosofo sa spiegare il senso dell'amore discostato da eros,piacere sessuale atto a far avanzare la specie conducendola verso un'eterna infelicità (vedi Schopenhauer ndr) e agapé,amore caritatevole verso l'umanità.
Nessuno sa spiegare l'amore incondizionato svincolato da legami di interesse di tipo commerciale o affettivo,quell'amore che non risponde all'homo homini lupus,quell'amarsi non per abitudine o esser meno soli ma che viene da se.
In fondo lo dice anche Bianconi che "c'è un amore che non muore mai [...] a sapertelo spiegare che filosofo sarei?"
Dicono sia brutta la vita degli uccelli in gabbia.

C'è fannullone e fannullone. C'è chi è fannullone per prigrizia o per mollezza di carattere, per la bassezza della sua natura, e tu puoi prendermi per uno di quelli. Poi c'è l'altro tipo di fannullone, il fannullone per forza, che è roso intimamente da un grande desiderio di azione, che non fa nulla perché è nell'impossibilità di fare qualcosa, perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre, perché è come in una prigione, chiuso in qualche cosa, perché la fatalità delle cirscostanze lo ha ridotto a tal punto; non sempre uno sa quello che potrebbe fare, ma lo sente d'istinto: eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d'essere! So che potrei essere un uomo completamente diverso! A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire? C'è qualcosa in me, che è dunque? Questo è un tipo tutto diverso di fannullone, se vuoi puoi considerarmi tale. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c'è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c'è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: "gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata", e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. "Ecco un fannullone" dice un altro uccello che passa di là, "quello è come uno che vive di rendita". Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. "Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve! Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!". Quel tipo di fannullone è come quell'uccello fannullone. E gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile... Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita.
Vincent Van Gogh

Ma io sono umano e forse anche un pò sbronzo e certe cose non posso capirle.
Meglio che finisca la mia birra e corra a letto.
Che poi arriva l'extraterrestre e mi porta via.

venerdì 20 agosto 2010

confessioni di un poco adolescente sbronzo

Dice che non si dovrebbe piangere il giorno del proprio compleanno per la commozione.
Dice che i tempi passati son passati e mai più ritorneranno seppur la speranza è sempre viva.
Dice che scriversi è il miglior modo per amarsi senza farsi del male.
E quante volte abbiamo fatto l'amore senza farci del male in modo un pò stucchevole e molto romantico.
Che poi stucchevole e romantico son di quelle parole che oggi ripeto all'infinito.
Dice che non si deve aver paura dei diciannove anni e che basta non cadere nella pateticità.
Dice che smetterà di bere e di fumare,seppur la seconda in partenza sa che non riuscirà.
E forse qualcuno ci rimarrà un poco male per la durezza delle mie parole ma lo faccio a fin di bene.
E' che io voglio bene già a solo poche persone e il pensiero di perderle per cazzate mi turba assai.
E per cazzate intendo cose che rovinano la vita.
Che detto da una persona con mezza vetrinetta degli alcolici sulla scrivania può far un pò (troppo) ridere.
Passerò per il solito salutista bigotto che fa discorsi omologati già sentiti più e più volte,ma certe storie fan paura più che i racconti di terrore.
Storie di persone reali con vite distrutte inutilmente,gente che sicuramente non sarebbe diventata omologata ad un sistema,ma che con un desiderio di folle e insana evasione ha finito per rovinarsi la vita con le proprie mani.
Il mondo fa schifo,le paranoie son perenni,le certezze impossibili per esser veritiere e non semplici illusioni.
Basta farsene una ragione e cercare di sopravvivere.
Il mio è un appello disperato alle poche persone a cui voglio bene.
Prima che arrivino i lupi che con i fuochi spenti fan carneficine.

mercoledì 11 agosto 2010

la poetica del rampino non implica capitan uncino (congestione di liberi pensieri non consequenziali)

Un tale di nome Giovan Battista Marino,maggior artefice della poesia barocca italiana,fu il creatore della cosiddetta poesia creata con il rampino.
Egli riteneva che saper copiare dalle altrui opere non fosse una cosa spregevole bensì un dono di pochi che al meglio sapevano sfruttare questa suddetta capacità.
Egli arrivò a dire "tutto quello che leggo me lo annoto e lo faccio mio per usarlo in caso di necessità" ritendo che saper copiare bene fosse opera di un genio.
Potrei forse io definirmi marinista,seguendo questa corrente di pensiero,seppur la mia fasulla fama mediatica di scrittore di blog mi spaventi più che mi entusiasmi e sia per me inconcepibile.
I più penseranno che con una simile divagazione me la stia solo tirando in modo incredibile,io mi unisco a loro.
Famoso è il detto l'unione fa la forza,io e i miei due o tre lettori potremmo dunque conquistare il mondo.
Ammetto che questa divagazione sia anticostruttiva e insensata,solo che avevo alcuni pensieri per la testa e mi sembrava uno spreco farli frullare tra i neuroni per poi farli dissolvere nel sonno.
Che poi ciò che più mi angoscia e l'usare il rampino nelle discussioni più intime,nei pensieri più impuri,nei racconti più personali per renderli alla pubblica lettura di qualche svogliato lettore in cerca di emozioni forti.
Non comprendo inoltre come una città dal nome Alba possa rievocarmi la pioggia e i temporali,il grigio delle fabbriche e dei palazzi,la sensazione sgradevole di umidità nelle giunture delle ossa e sui vestiti grondanti d'acqua.
Dovrebbe essere un ossimoro accostare l'idea della parola alba,sinonimo di luce e purezza,inizio di un nuovo giorno,un pò romantico alla cornetto Algida alla sensazione spregevole che ha su di me.
Un affermato cantautore italiano sosteneva che ci fosse chi aspettava la pioggia per non piangere da solo,io penso di aspettarla per sentirmi meno un contadino provinciale.
Vedete? E' successo ancora,ho utilizzato il mio rampino per estrapolare frasi dal forte impatto emotivo.
Mi piacerebbe pensare che esista la reincarnazione dell'anima per permettere a noi tutti di amare chi non ci è concesso in questa esistenza durante una vita postuma,per mancanza di tempo e disponibilità,di spazi e distanze,di rancori e incomprensioni.
Le delusioni amorose non esisterebbero più,la solitudine farebbe meno paura,le ore passate a dormire si ridurrebbero drasticamente e non si avrebbe paura del proprio cervello.
Chi ancora temerebbe i periodi di transizione che non si comprende mai a cosa debbano portare?
di bugie per amore
e amori senza pietà
e di occasioni al vento
può cantarti il sottoscritto
vorrei darti tutto
amarti meglio
poter vivere altre vite insieme a te

Il potrai mai scusarmi? di fine canzone farebbe sicuramente meno paura.
Nulla a che vedere con le ricerche in stile Voyager sulla vita oltre alla morte,né tantomeno i "potrei esser anche stato Giulio Cesare in una vita passata,ma se non lo ricordo cosa dovrebbe importarmi?"
Intanto sui muri della città compaiono scritte enormi recitanti PIU' MARIA MENO GESU' che mi fanno suscitare una certa ilarità.
Perché tutto sommato la Madonna decontestualizzata dalla figura religiosa cui tutti noi siamo abituati a rievocare era una donna assai coraggiosa.
Ma questa è tutta un'altra storia e il rampino inizia a scavare troppo a fondo nel mio cuore,come si suol dire per cose a cui siamo particolarmente legati in maniera affettiva e ci fa male portare alla luce perché considerate di nostra esclusiva proprietà.
un giorno sarei curioso di legger le parole che hai scritto sul tuo quaderno,magari in un'altra vita.

venerdì 6 agosto 2010

GOD LOVES YOU


Quella scritta su un muro qualunque di Torino mi aveva alquanto scosso.
Recitava "GESU' TI AMA",una cosa alquanto ironica per esser considerata dall'opinione pubblica un'opera vandalica.
Non saprei dire il perché ma quella scritta mi aveva particolarmente colpito.
Una cosa del genere "non ci accadrà mai nulla di male perché comunque Dio ci ama" a metà tra il ridicolo e l'offensivo.
Che poi magari l'atto di partenza di chi lo ha scritto era già pura ironia anticlericale.
Il problema è che io oggi ho bisogno di sapere che Dio mi ama,che tutto andrà per il verso giusto,che le persone più importanti non spariranno mai,che non tendo ad idealizzare le persone.
Ne ho quasi l'esigenza pur di stare bene con me stesso.
Mia madre dice che il matrimonio è l'annullamento dell'amore e della coppia,la distruzione di ogni romanticismo e idealismo,lo sbatter il muso contro la realtà.
Mia madre mi vuole bene ed è una bellissima persona,solo che a volte è difficile trovare il coraggio di dire le cose che si pensano.
Noi non siamo fuori dal tempo,non viviamo alla locanda Almayer.
Non abbiamo mai abbastanza tempo,le disgrazie continuano a capitare tutte insieme.
Tutte costantemente insieme.
Io non voglio ciò che tu vuoi,io non provo ciò che tu provi.
Ancora una volta il timore di non vederti mai più.
Ora son le tre del mattino e tu stai mangiando da sola.
Credo che il giorno che sentirò Direzioni diverse in tua presenza potrei morire finalmente felice,intanto tu pensi che non ci vedremo mai più.
Sono andato al concerto e mi sono imbattuto nella folla
Penso di essermi eccitato troppo al solo pensiero che tu fossi lì

Il problema è che a volte bisogna accettare la sconfitta,ritirarsi con onore,seguire uno schema di cose da non fare.
Come ascoltare Trovami un modo semplice per uscirne alle 2 di notte,consapevole che un modo per uscirne non esiste,semplice o difficile.
Come non fare caso ai lampi che illuminano il cielo risvegiando paure primordiali dell'uomo.
Come pretendere di esser curati per primi durante la battaglia (la quale in questo caso potremmo chiamare vita) per una ferita quando al contempo qualcuno sta rischiando di andare all'altro mondo.
[categorica espressione per intendere la fine della vita terrena,utilizzato da credenti e non ai riguardi di una vita ultraterrena]
Clementine: Avrei voluto che fossi rimasto.
Joel: E io vorrei averlo fatto. Ora vorrei essere rimasto. Vorrei aver fatto molte cose. Vorrei... vorrei essere rimasto. Davvero.
Clementine: Tornai subito di sotto, ma non c'eri!
Joel: Ero uscito, me n'ero andato via.
Clementine: Perché?
Joel: Non lo so! Ero come un bambino spaventato e... era una cosa più grande di me. Non lo so...
Clementine: Avevi paura?!
Joel: Sì... pensavo che l'avessi capito.

Peccato che queste cose capitino solo nei film,ma noi siamo nella vita reale.
Peccato che non funzionino frasi come "almeno torna indietro e inventati un addio"
Peccato che ci rivedremo là dove ballano i cinghiali è una frase troppo filmica per poter essere reale.
Peccato che Dio si è dimenticato di noi,come dei personaggi della città vecchia deandreiana.
e alla fine arriva lo squalo che si mangia tutti

venerdì 30 luglio 2010

a volte è incomprensibile la solitudine di una stanza




C'era qualcosa di famigliare in quei viaggi per Matilda.
A stento tratteneva le lacrime,era stata felice,di quelle felicità da volerci morire.
Poiché di amore come di gioia si muore ma non si vive mai.
Scappiamo su a Berlino Joey.
Scappiamo da questa carenza d'affetto e ricerche d'alcol disperate,come Cristo in croce,come tossici a rota,come cani abbandonati sulla via del mare.
Amelie è una persona splendida e va in giro con le parole che non le sono mai state dette nel portafoglio.
(Certe cose son più facili da scrivere che dirsi a voce)
Matilda comprendeva di non esser abbandonata.
Vederla ridere di gusto era una di quelle cose senza prezzo come la pubblicità della Mastercard.
E tornino a scoppiare a ridere le nostre Madonne anoressiche su letti improvvisati schiantandosi contro gli armadi.
E tornino le risate che sembrano un pianto,le borse che cadon di mano tanta è l'emozione,i non ci credo e i "minchia Joey che sorprese mi fai",le gravidanze nascoste nel tempo in cui non ci siam più visti.
E tornino quegli abbracci immensi un pò da telefilm.
Mentre parecchi facevano l'università e alcuni si impiccavano in garage i restanti eran disperati e senza futuro,senza capacità di scegliere e ancora una volta temevano il peggio.
Matilda era riuscita a ricavare il suo angolo di paradiso in un mondo che faceva davvero troppo schifo.
Frase fatta da poeti in erba come la rima sole cuore amore,degna di canzonette estive e tormentoni pubblicitari.
Che poi per il ritorno si finiva a casa di una splendida carota e si tornava per un pò bambini tra amici immaginari e amici in carne ed ossa.
Matilda e la carota erano due modelle pessime,quasi vergognose,ma avevano un mondo tutto loro per quel pomeriggio.
Uno splendido limbo prima di tornare alla crudezza della provincia dalle braccia rubate all'agricoltura.
Incapace anche di ricordarsi di farsi scrivere qualcosa sul Moleskine,scambiando frasi patetiche per polaroid stupende.
Solo che alle volte le parole non bastano e per Matilda era uno di quei casi oggi.
Nessuno ancora aveva inventato simboli adatti da scriver su carta per descrivere cosa provasse in quel momento.
Nessuno,almeno per ora.

giovedì 1 luglio 2010

Sto vivendo una crisi e una crisi c'è sempre ogni volta che qualcosa non va,sto vivendo una crisi e una crisi è nell'aria ogni volta che mi sento solo


Ed ormai sono nove mesi che non sento la tua voce.
Tolto forse uno stupido "ciao,fatto buon viaggio?" cose da nulla.
Il tempo di una gravidanza che magari hai tenuto nascosta,anche se certamente non sarei io il padre.
Troppo giovane,troppo immaturo nonostante le prove di Stato.
Geoffrey Chaucer fa parlare persino le suore dentro le sue opere che arrivano a descrivere come "Amor vincit omnia".
I pareri moderni di Ian Curtis hanno tremendamente la meglio,è assai più facile che
life will tear us apart. again,again and again.
Il mio problema ha forse origine dantesca,tendo ad angelicare i volti che incontro per strada.
Basta un discorso giusto per il mio attimo di paradiso.
Altro che le brioche Ferrero,quelle fanno ingrassare.
Vorrei aver due teste per farle combattere fra loro,una spietata carneficina migliore dei meglio riusciti paragoni di Schopenhauer.
Azzannarsi fino alla morte per lasciare un corpo caduco a terra sanguinante.
Non ho mai scritto nulla con toni forti e scene violente.
Parti di sé in lotta per mostrare la loro superiorità l'una sull'altra.
Parti di sé che si fondono in un immenso amore altresì inconciliabile.
Non è un tentativo di dare alla luce un essere lucente e perfetto.
Mezza giornata di fuso orario può suonare come un addio.
Qualche chilometro di distanza può risuonare come una sconfitta.
Accetto la parte del perdente anche se non mi piace indossarla.
cosa penso di me cosa voglio da te
dove sono cosa sono e perchè


p.s. la mia faccia sorridente è inclusa nel prezzo,non vi preoccupate.
p.p.s. non prendo per il culo voi,ma principalmente me stesso.

mercoledì 19 maggio 2010

rinunciare è un fatto di abitudine



C’è una specie di luminosità nel suo sguardo stamattina.
Si vede da come è entrato in ufficio, da come ha centrato l’attaccapanni con la giacca
e da come mi ha salutato unendo pollice e indice e alzandoli alla bocca per invitarmi a prendere il caffè.
Mentre lavoriamo, ogni tanto si tocca il gesso e non può fare a meno di sorridere.
Mi avvicino e fingo di leggere il comunicato che ha davanti:
una piccola scritta storta spicca sulla piega bianca dell’ingessatura.


Il numero di una donna,chiunque lo avrebbe pensato. Una affettuosa e giovane infermiera conosciuta in ospedale durante una delle tipiche eterne attese per una visita di routine.
Il suo braccio malconcio,l’ovvia causa di tutto. Una cosa così consuetudinaria da non darci nemmeno più importanza,il povero menomato,da tutti conosciuto come L.
Livio,ad esser sinceri,sarebbe il suo nome di battesimo.
Ma L. fa più giovane,si ostina a ripetere,lui che di anni ne ha poi “solo” trentacinque.
“Solo” perché non è più un ragazzino,un adolescente,seppur i “giovani” di questi tempi non vanno via di casa fino a quando non son laureati,si ostinano a ripetere televisioni e giornali.
Mammoni ma ancora ragazzini.
Non ancora pronti ad abbandonare i periodi trascorsi con gli ormoni in fermento,addensandosi qualche responsabilità.
“Solo” perché alla sua età un certo Dante passato alla storia in questo suo paese sette secoli prima era ancora pronto ad affrontare un viaggio tra inferno e paradiso,nel mezzo del cammin di nostra vita.
“Solo” perché distante un’eternità dalle vite bibliche di Matusalemme & figli,in puro stile negozio di alimentari.
Dunque il giovane non più giovane Livio detto signor L. aveva questa scritta sul braccio.
Sarei pronta a mettere una mano sul fuoco,tanto è vero che il mio nome è Matilda,tutti i colleghi avrebbero attribuito all’opera di una infermiera conosciuta in ospedale.
Tipica scena da fiction della Rai,di quelle che ogni sera si ostina a guardare l’italiano medio,seppur sempre uguali nella trama e mutevoli solo in ambientazioni o personaggi.
Una visione qualunque di un qualche scontato film americano. Di quelli che il regista ha sicuramente investito più energie per assoldare l’attore famoso o la bella attrice che faccia presa sul pubblico come cemento per l’edilizia. Sicuramente più che su un abile sceneggiatore.
Tutti,tranne io.
Probabilmente poiché ero l’unica a conoscerlo veramente in quel locale.
Quel posto maledetto dove tutti entravano con le occhiaie sotto agli occhi,lo sguardo perso dal sonno,lo stress portato a braccetto da quando son scesi dal letto,benedicendo il nuovo giorno con una bestemmia contro la sveglia che anche oggi decide di non star zitta.
Un’imprecazione al dio che li ha preservati tutta notte,semi ignudi hanno abbandonato un letto un po’ troppo grande lasciato vuoto dal solito amore andato male.
Versarsi il latte in una scodella coloratissima e sorridente,l’ennesima presa per il culo del discount dietro l’angolo.
La caffettiera ovviamente vuota e da ripulire,la macchinetta rotta da mesi fa parte del mobilio.
Il microonde che emana radiazioni essendo insufficiente il monossido di carbonio nell’aria.
Il pacchetto di sigarette vuoto e l’accendino perso chissadove.
Il posacenere pieno che rende fetida tutta la casa. La mattina,diceva un tale,ha l’oro in bocca.
Un altro sosteneva che il buon giorno si vede dal mattino,invece.
Morgan semplicemente diceva che si svegliava col piede sinistro,quello giusto.
Alla fine aveva ragione lui.
Otto ore davanti a un pc sei giorni la settimana annienterebbero chiunque,anche questo va ammesso.
Ma lui quell’oggi era felice,ed io soltanto sapevo il perché.
Avrei potuto farlo sapere a tutti,al mondo intero,ma ero sicura avrebbe distrutto tutta quella magia che si era creata intorno a lui.

giovedì 13 maggio 2010

scrivere sui banchi di scuola non ti rende Rimbaud

E fu così che si rese conto che alla fine la felicità doveva essere una di quelle cose per cui o ci sei portato oppure nulla,un pò come dipingere,un pò come disegnare,un pò come saper indossare un abito elegante con classe,o ci sei portato o è inutile sperare di aver successo.
E lui non era portato per una cosa simile,ma proprio per nulla.


E poi mi sta sul cazzo sta cosa che i matematici risolvono i loro problemi pieni di dati numerici e se ottengono qualche risultato utile sono felici ed esultano come se avessero fatto chissaché,ma alla fine moriranno lo stesso anche loro,e i problemi esistenziali non son riusciti a risolverli,e si sono nascosti solo dietro a una scienza esatta che non può dare delusioni,perché tutto ciò che fanno o è giusto o è sbagliato,nessuna via di mezzo,nessun imprevisto,nulla di mutevole.
Semplicemente han paura di vivere e di fare delle scelte,magari sbagliate,più di ogni altro.
Allora tanto vale nascondersi dietro i loro calcoli,che sono giusti oppure son sbagliati.
E basta.

giovedì 6 maggio 2010

di quei concorsi persi in partenza

Caterina dice che aspetta ogni mercoledì a partire dal mercoledì sera. Che è il suo piccolo momento di piacere.
Io non mi faccio illusioni, però: dice tante cose.
Quando arrivo ha già messo al loro posto i pezzi sulla scacchiera e i cuscini, visto che giochiamo sul pavimento
e ogni partita dura un’ora o più.
“Non tocca a me il nero” faccio, come ogni volta.
“Si invece” dice lei, accarezzando i suoi pedoni bianchi come se fossero un piccolo esercito del bene.


Alla fine io cedo sempre. Non riesco a essere così cattivo da rovinarle quei suoi piccoli momenti di letizia settimanale che intermezzano la monotonia di giornate sempre troppo lunghe e uguali. Nella mia testa balena un pensiero costante,in fondo ne ha così bisogno. Vorrei riuscire ad esser come lei,alle volte. Anche se ha dovuto vivere momenti difficili è sempre riuscita a risollevarsi. Un po’ come quelle pedine che ogni mercoledì cadono eroicamente in battaglia e dopo sette giorni son pronte a risuscitare. Quasi come quel Gesù Cristo tanto venerato dalle sue parti,solo con quattro giorni di ritardo. Io invece anche oggi indosso la mia solita maschera da musone,che mi calza a pennello ormai da troppo tempo,e da troppo tempo mi ostino a portare con me. Alle volte mi sembra che abbia paura di perderla,di metterla da parte e poi dimenticarla come un bambino farebbe con un suo giocattolo nuovo. Sarà perché sin da quando sono piccolo preferisco sradicarli i fiori anziché ammirarli e sentirne il profumo. Sarà perché divoro i libri per giungere immediatamente alla fine anziché recepirne l’essenza. Sarà perché la musica preferisco usarla per trapanarmi i timpani anziché rilassarmi. Sarà che penso più ai bagagli che alle esperienze che mi lasciano i viaggi. E finisco così per cercare la vittoria in queste nostre partite a scacchi anziché sorridere di fronte a noi,così posati e rilassati,tanto belli da esser invidiabili come soggetti di un quadro di un buon pittore impressionista.

domenica 2 maggio 2010

Torino trema


la gente in festa solo per il papa,
le mie paure di ingrassare e le fissazioni per gli addominali
ubriachi ogni week-end per vedere il mondo migliore
zaini troppo pesanti per spalle troppo fragili e storte,dicono in nome della cultura
pressoché inesistente in un paese dove il cristianesimo vince pure sulla politica.
maturità su fogli di carta e mancanza totale di un futuro.
precarietà e studi svogliati.
notti insonni e pomeriggi soporiferi intermezzati da ansiolitici naturali
il cui nome stimola ilarità di fronte al medico che li prescrive
disprezzamenti di donne che non sono alla nostra portata e fiumi di birra scadente
accompagnata da hamburger salvaeuro del Mc Donald's.
SOLO LE TUE LETTERE A RENDERMI FELICE.
solo la mancanza di un luogo dove scampare all'anonimia di serate sempre uguali.
nemmeno la capacità di proteggerci dalle minacce di psicopatici fermi alle stazioni.
nemmeno la grazia di sfuggire a schiaffi in nome di un mio razzismo dilagante
a me totalmente sconosciuto
non c'è soluzione,semplicemente,Monsieur.
come direbbe un bambino,tutto è sbagliato.
vorrei solo trovare una persona che mi insegnasse a volermi bene.

giovedì 8 aprile 2010

pensiero del giorno,pensiero del cazzo.

Adesso vorrei uscirmene con la solita frase ad effetto del cazzo che sappia rompere la monotonia delle mie giornate,la solita frase ad effetto che la gente la legge e pensa:"cazzo,questo sì che ha idee geniali!". Poi mi rendo conto che di buone idee non ne ho,e ci rinuncio.

mercoledì 31 marzo 2010

dure professioni quelle dei teen-ager.

e se le poste italiane dovessero perdere le mie parole sarà davvero un peccato.
eran le prime parole belle che mi uscivano dalla penna da ormai un'eternità.
spero ne farai buon uso,visto che le conoscerai solo tu.
se le dovessero perdere mi sentirei davvero vuoto.

venerdì 19 marzo 2010

Torino piange (lacrime di coccodrillo)


Non credo sarei riuscito ancora a confessare tutti i miei peccati a un prete.
Quando lei disse che non era felice mi sentii rasserenato.
Quando mi resi conto che lei non mi avrebbe più considerato ci restai male ma non troppo a lungo.
Finiva sempre così,da quando la conosceva era un ripetersi di situazioni.
Forse per quello mi affascinava tanto.
Ero del tutto convinto che il Papa fosse più ateo di me.
Terrorista è una delle parole più vaghe della lingua italiana.
Tutti sono terroristi nella condizione in cui attaccano gli interessi di una minoranza più ricca e bugiarda.
Boicotteranno la Shell e l'Eni per far calare i prezzi della benzina fregandosene altamente di Ken Saro Wiwa.
Le ragazze del 21esimo secolo hanno le cosce più aperte che in carne.
Il mondo cambia modo di pensare rapidamente.
La mia situazione attuale sembra un film patetico,nel senso moderno del termine.
Nulla a che vedere con il pathos greco.
Attorniato dai personaggi di questo teatro dell'assurdo,si prosegue privi di ideali.
L'altro teatro,quello degli orrori,è ormai deludente.
Tutto fa brodo per far incassi.
A cosa serve una rivoltella se non ad avere fiducia negli uomini?
Forse a sparare al cadavere di Dio.

giovedì 11 marzo 2010

E si deve stare calmi,quando si prende aria.


A VASKA.
Nel ricordo dei tempi d'oro in cui eravamo liberi di fare ciò che più volevamo.
Nella speranza che ritorni in me un giorno la capacità di scrivere.


Mi faceva impazzire quell'esser pressoché un Dio e non dover tenere conto di nulla e di nessuno.
La possibilità di fare ciò che più preferivo e non dover mai prendere una vera scelta.
Mi piaceva quell'illudermi che sarebbe potuto durar per sempre.
Perché alla fine lo sapevamo benissimo,eravamo i più fighi.
Eravamo i più maledetti,i più incasinati.
Eravamo i più disadattati e facevamo perder la testa a tutti.
Potevano andarcene storte mille,ma di sicuro non avremmo mai perso.
Eravamo semplicemente bellissimi prima che tutto andasse a puttane.




Ogni filosofo non è prefetto perché ha in sé un problema che non riesce a risolvere.
E proprio il tentativo di potercela fare annienta tutti i suoi buoni propositi dando quell'impressione di arrampicarsi sugli specchi.

mercoledì 17 febbraio 2010

il papa ha avuto un infanzia difficile?


Lei non era speciale,sbaglierei nel dire questo.
Lei era fottuta arte.
E dal giorno in cui la incontrai non ho più cercato altro nelle persone che mi vennero incontro.

Abbiamo diciott'anni,dissi,e siamo tutto.
Ma non ero poi così convinto di ciò che stavo dicendo.
In fondo era solo una bella frase di quel libro di Baricco,l'avrei scritta volentieri a qualcuno,ma pensavo che nessuno l'avrebbe apprezzata. Avevo paura,a dir il vero.
Ed era così strano parlarsi,sentirsi,e non vedersi mai.
Mi stavo vendendo pure io. Succede a tutti,han ragione quelli che dicono che non c'è via di scampo.
Mi avrete soltanto con un colpo alle spalle.
Bologna non era mai stata così violenta.
Ci avrebbero picchiati in un centro sociale a Torino?
Mi mancavano i prati verdi,il caldo della primavera.
E sotto la pioggia,reclame nelle orecchie,non ero più solo.

domenica 14 febbraio 2010

14 febbraio 2010,domenica



e per quanto tutto possa andar male, per quanto
io mi potessi
sentire solo (e forse sperassi
persino di esser in un incubo alle volte perché avrei sempre potuto svegliarmi
o al più rompere tutto senza danni reali)
nonostante tutto ciò solo una realtà sarebbe rimasta immutabile
le birre al Lidl sarebbero ancora costate 45 cent indistintamente dal
mio stato d'animo e il mio tenor di vita

giovedì 11 febbraio 2010

quel serà serà



Matilda ha deciso che tornerà stasera.
L'ultima volta che ci siamo visti ho captato poco di ciò che aveva da dirmi.
Ricordo qualche sparatoria,il fingersi morta e uno strano tipo che diceva di capire con l'olfatto la sincerità della gente.
Matilda ritorna stasera,non posso negare che la cosa mi spaventi,ma saprò affrontarla con orgoglio.
Non so cosa attendermi da lei,forse la ricordavo diversa.
Però passerà anche stasera e dato che non so mai quale sarà l'ultima volta io sarò lì a guardarla.
Probabilmente non dirò nulla,starò in silenzio,ma ci sarò.
Matilda ritorna stasera,non credo ci sia altro da aggiungere.

domenica 7 febbraio 2010

Holden era ricco,comunque.



AL MIO CANE CHE ABBAIA CONTINUAMENTE
finirai per voler dare un senso a queste parole
ma son solo pensieri uniti senza filo logico.
non voglio esprimere nulla,solo esprimermi.


e poi ci sei tu che sorridendomi mi dicevi che ero un artista per quanto fallito e incapace di esser coerente e attraente. E sta notte niente sesso,dalla tv discorsi sul senso della vita con sottofondo melodico di Beethoven. Questa settimana rinuncerò a veder Leon. le tue mestruazioni e le anfetamine che inebriano la mente di Gary Oldman. Che con le nostre tuborg facili da aprire non hanno nullla da spartire. I biglietti li conservo tutti nel portapenne,perché sai,non si sa mai cosa possa accadere. Potrebbero venire a prendermi di notte ed accusarmi di scarso rispetto per la vita. Poi succedeva che avevo sbagliato scuola ed io con Giolitti non volevo aver nessun legame. e nemmeno con il fascio. che nessuno si sarebbe accorto se l'avessimo chiamato liceo indipendente Enrico Berlinguer. perché alla fine è sempre facile parlare dei problemi,è risolverli il vero casino.
Finché tua madre ti permetterà di fumar canne il mondo continuerà ad avere un asse magnetico inclinato di 11,5°,continuerai a chiederti cosa avresti di speciale,continuerai a chiederti perché ancora lui ti rifiuta. E io provo a cercare una risposta ma scopro di esser un'altra vittima potenziale del capitalismo. O forse del fatto che tra artisti non si va mai d'accordo,così ci si ritrova sempre soli ed ubriachi,insieme ed ubriachi ma soli dentro ma soli anche fuori ma forse è solo egoismo e ci si approfitta degli altri,ma forse è meglio mal accompagnati che soli,ma mal accompagnati forse si sta pure peggio. (forse il solo modo per avere un bel sorriso è ricorrere al botulino) e probabilmente Post dei Marta sui Tubi immagino non la ascolterò mai più. anche se era un'altra di sicuro che dovevo sentire. i tempi d'oro delle birre stappate nelle ringhiere fanno parte di un'altra vita. a dire il vero è solo un deja vu di vite che non ci appartengono come il futuro per i diaframma,simili a false reincarnazioni di epoche precedenti. ora Danny sì che è diventato un delinquente con le palle,solo che Candy ormai sa di birra analcolica. dissetante,null'altro. Quando rock tv dava in onda i Killers non avevo fogli di carta per far a pugni con il poster di Bob Marley,e ora che sono pieno di fogli di carta mancano i soldi per i francobolli. [semmai avrò i soldi mi amputeranno la lingua,o vieteranno le tabaccherie] E' inutile sperare in un monolocale. Farò psicologia solo nei giorni festivi. Mi ero scordato che al DAMS è pieno di figa,dicono,e che però non dovrebbe interessarti,dicono,e che sicuramente sono ragazze patetiche,ma questo lo penso io.
SEI COME UNA SIGARETTA,COSI' PIACEVOLE,COSI' DISTRUTTIVA.
Il mio problema è Vasco Brondi. Perché non so copiar da lui come Baricco da Salinger. però sono schizzato. Il mio problema è che divago troppo. Il mio problema è che ho un problema. forse che mi creo un problema.
Ho perso il rosso e non voglio che mia madre scopra che scrivo sui fogli di carta.
Ho perso il rosso,credo sia innegabile. Non so cosa stia dicendo. Devo esser passato troppo presto. Non sono Zarathustra. Non devo andare in giro con una lanterna spenta dicendo che siamo stati fottuti dai poeti moderni. che ci hanno illuso di poter essere tutti artisti. il mondo ha bisogno anche di gente patetica. Come di cavatappi. e di bulloni,credo.

I film italiani poco costosi riservano grandi sorprese. Come Santa Maradona,per intenderci. Stefano Accorsi è uno dei pochi a cui direi qualunque cosa per complimentarmi.

sabato 30 gennaio 2010

Danny il temerario,Candy è scomparsa


Ormai Matilda aveva raggiunto il culmine quel pomeriggio.
Sala da fumatori in un centro scommesse completamente ubriaca.
Suonava sorprendente la scelta che solo 168 ore più avanti avrebbe chiuso con quella vita.
Avrebbe smesso insieme a lui,avrebbero trovato qualcosa di bello da fare.
Basta con l'alcol,basta fumare.
Avrebbero ricominciato una vita tranquilla,da far invidia a Tricarico.
Bastava cercare qualcosa di bello da fare,in fondo eran solo 7 giorni.
Lui era un essere speciale,una meravigliosa creatura.
Le ricordava sempre uno di quei punk amici di Christiaine F,di quelli adulti e affascinanti che la facevano impazzire.
Avrebbe fatto benissimo parte della coreografia dello Zoo di Berlino.
Lei lo adorava,lo idolatrava,lui la spaventava.
Era un esubero di caos ai suoi occhi,un Big Bang carico di emozioni mai provate.
Lei mai e poi mai sarebbe riuscita a tenergli testa.
Forse non era altro che una marionetta nelle sue mani.
Però la ammaliava,anche solo con semplici parole.
E nessuno come lui riusciva a trasmetterle simili emozioni.
Perché era una persona difficile,un caso clinico da Valium,un drogato di Xanax e Paroxetina.
E la gente non l'aveva mai soddisfatta.
Voleva una convivenza,Matilda,più di ogni altra cosa.
Voleva essere l'opera d'arte di qualcuno. Voleva essere la sua Candy,il suo paradiso.
Non desiderava davvero altro.
Sapeva che però tutto ciò era irrealizzabile.
E mentre lei era lì a scolarsi litri e litri di birra chissà che cosa stava facendo lui.
Quante altre donne avrebbe incontrato.
Quante ne avrebbe scopate,forse per amore,forse per inerzia.
Si sentiva una nullità ai suoi occhi,una sigaretta da fumare e gettar via.
E ora che l'alcol era entrato in circolo era più facile esprimere le sue emozioni.
In fondo non era colpa sua se era nata nel lato del mondo giusto,nel posto più sbagliato.
In fondo non era colpa sua se le sue esperienze l'avrebbero portata a un maturamento pari a un elettrocardiogramma piatto.
In fondo lei non ne poteva davvero nulla.
E poi poco importava se la vita era una merda,avrebbe tirato avanti comunque.
Lo stesso Buk diceva che nulla profumava meglio della merda dei poeti.
E il vecchio Charles non era poi così diverso dal caro signore baffuto che offriva birra in stazione,che seppur non pensasse al denaro e al cielo a donne andava lo stesso.
Al massimo sarebbe stata fottuta un'altra volta,silenziosamente,tenendosi le lacrime dentro.
Non avrebbe emesso un sussulto se non per colpa del suo cuore.
E peggio di così non poteva andare,se non distruggendo tazzine al bar o programmando rave diurni in parchi sovraffollati di genitori con bimbi al seguito.
E non tutti partivano in treno alle nove di sera,altri andavan via solo di cervello.
E se tutto ciò che accadeva avesse avuto bisogno di un senso il giorno quasi concluso apparteneva al paradosso,bisognava ammetterlo.
E in fondo Joey le sorrideva ora che aveva un'aria così felice,probabilmente bastava davvero così poco.
E se Pascal riteneva che ci sono ragioni del cuore che sfuggono al controllo della mente,Matilda credeva in una visione molto più moderna della frenesia.
Qual'è il prezzo della passione?
Il paradiso? L'inferno?

domenica 24 gennaio 2010

dieci denti (de)cadenti



Credevano che si sarebbero salvati,almeno loro.
Si sentivano moralmente superiori,si credevano artisti incorruttibili.
Poi si sono venduti,come tutti quanti,pure loro.
L'idea di un eterno novembre avrebbe stroncato chiunque,Carducci per primo,che tanto ne parlava come se nulla fosse.
E più che la bile nera della milza avrebbe patito il fegato.
Era triste ammettere alle volte di esser davvero stronzi,ma in certe occasioni alcune cose andavano ammesse.
In fondo forse era colpa dei padri se nascevamo così,da qualcuno si doveva ben aver preso.
Ed avere una figlia con i miei connotati sarebbe stato forse un crimine difficile da motivare,non sarebbe bastata una scusante di amori incestuosi e affinità cerebrali.
E lo stesso avrei potuto dire del mio di padre,ma questa è una storia diversa,che non mi va di raccontare.
Lo stress continuava a lasciare scie non indifferenti,come gli aereoplani, e Matilda avrebbe morso volentieri qualcuno dal nervoso.
Tutto ciò che restava nel suo cervello dopo tante ore di studio era l'abbraccio di Schiele.
Lui davvero era riuscito a rappresentare le contraddizioni del mondo con quell'opera,la passione e la disperazione di un addio difficile da accettare.
Come quello di Lidia per Carducci,forse più simile agli Addii di Boccioni,un altro di quei futuristi che non avevano capito come girasse il mondo,ahimé.
Quei due amanti costretti ad addio odiato,dovuto forse solo alle ambizioni di guerra di una società semplicemente imbarazzante facevano trasalire.
Ed è qui che Schiele aveva la meglio su Boccioni.
Pensare alla guerra come progresso era come mettere i vestiti a quegli amanti.
Distruggere tutto ciò che avevan da trasmettere.
A noi,a loro stessi.
Dichiararli colpevoli e non sconfitti.
Decadentemente nudi.
Io avrei voluto aver Matilda come caso clinico da aiutare.
L'avrei curata come solo Battiato avrebbe saputo insegnarmi.
L'avrei salvata da ogni malinconia.
Perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te.

venerdì 15 gennaio 2010

ed assomiglio ai muri che trattengono i rumori


Matilda ascoltando quella canzone aveva un’immagine fissa nella sua testa. Si vedeva sempre intenta a raccogliersi con un cucchiaio come se stesse affondando in un immensa tazza di latte. Con tanto di cereali,forse. E quella era l’unica via di salvezza,l’unico modo per non affondare. E nonostante lo zucchero versato nella ciotola il naufragar non era affatto dolce in quel mar. Come potesse esserle tornato in mente tutto ciò quella mattina quasi lo ignorava. Probabilmente erano state le parole di Joey la sera prima ad averle rievocato tutto ciò. Le mattinate erano sempre eterne,intervallate sempre da eterni viaggi mentali. Quel giorno voleva ritrovarsi immediatamente a Parigi,voleva vedere il centre Pompidou. Mai era stata interessata a un posto simile,finché non aveva scoperto che al suo interno vi era un museo d’arte moderna. Per un attimo si era ritrovata lì dentro come per magia. Avrebbe chiesto al protagonista del nulla dei Baustelle di portarla via con se.
“Sai di caffé di Parigi,portami via con te.”
Sarebbe finita in qualche bar della rive gauche a fingersi una radical chic.
Per poi ritornare alla realtà e ritrovarsi ad ascoltare le lezioni di vita di Etty Hillesum,che in fondo non era poi così diversa da lei. Certo lei non avrebbe mai patito i mali del campo di concentramento,ma invidiava la capacità di Etty di riuscire a condurre la sua vita nel migliore dei modi che lei potesse desiderare. Aveva lasciato anche un segno tangibile del suo passaggio nel mondo,poi. Cos’altro avrebbe dovuto chiedere? Vivere in eterno una vita spregevole? L’unica cosa che l’aveva angosciata alquanto era il pensare che in qualche modo le fosse subito venuto in mente Kurt Cobain e Luigi Tenco in tutto ciò. E che forse per lei tutto quel dolore fosse quasi stata una manna dal cielo,per non dover condurre un’esistenza triste e priva di scopo. Un po’ come quei due grandissimi geni avevano detto addio al mondo dopo aver lasciato un segno immane di se stessi. Forse anche lei desiderava una fine gloriosa,una fine felice avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi,per evitarsi la paura di arrugginire. Perché alla fine nemmeno Luigi ci credeva quando cantava Vedrai vedrai,vedrai che cambierà,forse non sarà domani ma un bel giorno cambierà…
Fu però ridendo alla morte del padre di Pascoli che si rese conto di esser cinica. Non che la cosa le facesse ridere,affatto. Solo le sembrava una tavoletta qualunque. In verità stava pensando ai fatti suoi,ma la cosa la lasciava altresì allibita. Di solito era sempre emozionata all’idea di seguire lezioni di letteratura. Solo che quel giorno un altro pensiero le scavava il cervello. La paura di restare sola come quell’ aratro in mezzo alla maggese. E non sarebbe mai stata più domenica.

Intanto io desideravo alla follia un bouquet di viole come un vero cantante tra le nuvole.
Desideravo riuscire a vedere il mondo in chiave estetica. Volevo prendere il posto di mio padre,non il mio vero padre,ma l’uomo che mi aveva insegnato tutto,ucciso in un sogno precedente.
Volevo una foto che richiamasse subito alla mente la sua tanto amata Bouquet.
E pensavo al contempo che saremmo passati di moda anche noi. E intanto stavo sotto la neve fuori al freddo per non disturbare gli alcolisti che bevevano in stazione. Non credevo di purificarmi,temevo solo di ammalarmi. Sembravano ormai duemila anni che non vedevo più i miei amici. Forse ero io che non uscivo più di casa.

giovedì 14 gennaio 2010

futuristi senza futuro



Sant’Elia aveva avuto tanti progetti nella sua vita. In verità ne aveva disegnati tanti. Poi era andato in guerra ed era morto senza lasciare nulla al mondo. I suoi cari amici futuristi si erano resi conto di esser dei perfetti idioti a creder in certi ideali. Lui però il suo segno non l’aveva lasciato,anche se era morto per gli stessi valori e di idee ne aveva proprio tante. Discutibili,certo,ma proprio tante. Matilda l’aveva odiato subito,come odiava molti altri personaggi simili.
Ma c’era qualcosa in lui che la affascinava. O meglio,non le usciva dalla testa. Forse temeva di far la sua stessa fine,ovvio non arruolandosi in qualche esercito per combattere una guerra in qualche sperduto luogo della Terra,ma uccider i suoi pensieri adolescenziali senza lasciarne alcun ricordo. Sprecare quello che riteneva un suo “talento” nel peggiore dei modi,tenendoselo tutto per sé in modo assai egoistico. E questa cosa la disgustava tremendamente. Non che fosse particolarmente interessata ad ottenere la fama e il successo,anzi,era abbastanza repulsiva verso la popolarità.
Solo si sentiva in obbligo di dimostrare a tutti di esser in grado di sbalordire con la sola arma che possedeva. Ovvero ciò che si rimescolava nella sua testa. Forse era venuta al mondo proprio per fare ciò che altri non erano riusciti a portare a termine.

martedì 12 gennaio 2010

se non vuoi riderci su,ridici giù



Anche quella mattina era stato un incubo svegliarsi. Scendere dal letto senza conoscere il perché. Soliti volti,soliti discorsi di sempre. La monotonia distrugge l'essere umano più che le bombe a mano. Poi eravamo ancora in piena guerra fredda,non ci parlavamo ma esplodevamo di pensieri. Seghe mentali difficili da spiegare,che siamo amici e nemmeno amanti io e Lorenzo. E se c'è qualcosa di tremendo è doversi tener dentro le cazzate di ogni giorno,poterle raccontare ogni tanto solo a Matilda. In radio scorrevano notizie patetiche,narravano di come non fosse l'immigrazione a creare il lavoro nero,ma il lavoro nero a creare immigrazione. Mi crolla tutto ora che scopro che i clandestini non sono qui per turismo ad ammirare le bellezze dell'Italia. Dubbi amletici sulla natura di un romantico a Milano,che se non fosse Oscar Wilde avrei gettato ore e ore della mia vita. Che per tentare di parlarti vendo l'anima al demonio. Poi mi dicono che gli idoli della mia adolescenza sono persone noiose,ed effettivamente hanno ragione. Tanto anche oggi non riuscirò a prender sonno e penserò che mi sento tremendamente solo. Tanto il mondo non deve tener conto di me,gli anelli deboli della catena sono da sempre destinati a soccombere. Tanto non c'è la cura,e questa volta Bianconi ha la meglio su Battiato. Due B a confronto,a quanto pare. Negli stessi fiumi torneremo all'infinito e per quanto l'acqua possa esser cambiata finiremo ancora per bagnarci. Sul latte versato io ci piango comunque,anche se non costa più 70 lire. Anche se è avariato. E' pur sempre uno spreco,e certe cose non vanno giù nemmeno con un pò di zucchero. Ed ormai l'unico passatempo che mi resta è scrivere,ma finisco sempre per copiare Vasco Brondi. E la cosa irrita,assai. In fondo dovrei gioire poiché ho ritrovato gli auricolari. E non preoccuparmi,prenderla con calma. Anche se sembro un pagliaccio. Anche se sbatto la testa contro la porta del treno non riuscendo a stare in piedi. Anche se nessuno mi seguirà a fare due passi nel telefilm con starman in sottofondo. Perché non è la prima volta. Non è la prima volta che non ho più fiducia nell' umanità .

E intanto Matilda mi guarda e scommetto che un pò si trattiene dal ridere,perché a forza di sentire certe cose l'unica soluzione credo che sia proprio quella.

lunedì 11 gennaio 2010

è inutile piangere per il latte scaduto



Ecco qual'era il guaio di esser scrittore,il problema era dato dal tempo libero,troppo tempo libero.
Dovevi stare ad aspettare l'ispirazione finché potevi scrivere e mentre aspettavi impazzivi,e mentre impazzivi bevevi e più bevevi e più impazzivi. Non c'era proprio niente di bello nella vita di uno scrittore o di un bevitore.

E Matilda tutto questo lo sapeva bene.
E la sua vita le suonava ciclica e ripetitiva,un continuo ripetersi degli stessi eventi.
Sarebbe stata pronta a dire che l'autunno non avrebbe mai portato nulla di entusiasmante nella sua vita.
L'unica cosa a cambiare era il quantitativo di tempo passato senza rendersi conto di cosa facesse.
Ogni giorno si sentiva più intontita,stordita.
Temeva di perdere i timpani da un giorno all'altro a forza di ascoltare ore e ore di musica in cuffia.
Sempre più sovente vagava per la città senza rendersi conto di quale fosse la giusta strada per arrivare alla giusta meta.
Parlava e rideva da sola,in continuazione.
Ed allo stesso tempo litigava sempre di più con tutti,senza saper il motivo.
Si sentiva irascibile e non esitava a scaricare i suoi mali sugli altri mettendo le dita nelle piaghe più profonde.
Solo un dubbio le restava impiantato nel suo cervello,cosa la spingeva a fare tutto questo?

domenica 10 gennaio 2010

Woodstock è un peluche nella mia camera



Che vomita una volta al mese e dice che è tutto normale. In fondo è solo il fegato che ne patisce. E non da meno è il cibo del McDonald's. Suonava allucinante la scoperta che mai Matilda avrebbe patito dolori mestruali. Perché in fondo sono io a decantare le sue gesta. E certe cose sinceramente se non si sanno è meglio non dirle. Collezioni di disastri e fallimenti. I week-end demoralizzano,ma non puoi farci nulla. In fondo si gioisce all'attesa del giorno di festa. Ma una ragazza di oggi può uccidersi,quindi quale gioia dovrebbe attendere? La gente comprendere che non tutti amano il valium. Come la storia dei pantaloni a vita bassa che se non li possiedi puoi considerarti out. Ascoltiamo Vasco Brondi che ci renderà alternativi al punto giusto. Non dovremo far altro che gridar parole a vanvera e indossar abiti a caso. Poi dicono che l'alcolismo è una piaga dei nostri giorni e ci sputano in faccia seduti in piazza Castello a strafarci di birra. Se ci rivediamo tra 20anni ti regalo un paio di ciabatte sottomarca così non avantaggiamo le multinazionali. Sperando di non perder mai le chiavi di casa,perché gli spacciatori all'angolo della strada non ne possiedono una copia. Il mondo è pieno di film pessimi da guardar in quell'immenso divano. Ma non c'è nemmeno una nicchia per Natalie Portman e Gary Oldman. Il mio migliore amico è un tipo solitario e mi ha promesso che non ci saremo mai conosciuti. Io e lui naturalmente. Capiscilo,ha i suoi perché. Poi con tutto quello che scriviamo non lasceremo mai un segno,né otterremo mai denaro sufficiente per un solo pasto. In fondo han cancellato anche le scritte sul muro del Regio. Fu proprio quel giorno che capii che in fondo tutto è inutile.

sabato 9 gennaio 2010

fatiscenti verità

Unica era la certezza nella sua vita.
Latte 70 non l'avrebbe mai scordata.

c'è bisogno di superman?



Matilda quella mattina era davvero suscettibile.
Era piena di veleno che non sapeva come sputare fuori di se.
Finì persino per litigare con l'unica persona che ancora sopportava nella sua classe.
Ma non sapeva il perché,solo non ne poteva più.
Non ne poteva più di vedere gente illusa.
Gente che si credeva portatrice di esperienze memorabili.
DEI VERI RIBELLI!
Sembrava l'unica a rendersi conto che in quei cinque anni non avevano fatto altro che buttare nel cesso la loro giovinezza.
Credevano di esser sempre i numeri uno.
Si credevano forse dei sessantottini,dei sobillatori,dei guerriglieri.
Mentre ai suoi occhi non erano che discotecari cronici.
Intanto pioveva.
La pioggia per lei era mortale.
Il tedio voleva prendere il sopravvento.
And we can be heroes just for one day.
Ma qui mancavano gli eroi.
C'eran solo teste di cazzo.

giovedì 7 gennaio 2010

Roggero è un nome difficile da portare



Quella notte,subito prima di dormire cercò di conciliare il sonno con un pò di musica.
Solite canzoni,un pò di musica internazionale,qualche cantautore italiano.
Nulla di nuovo per le sue orecchie,tantomeno per il suo cervello.
Capitò poi casualmente che si mise ad ascoltare Battiato,senza sapere il perché.
Fu ascoltando Voglio vederti danzare che comprese in parte la bellezza del mondo in tutto il suo squallore,nonostante tutto il negativo che lo circondasse.
Subito dopo si mise a dormire,cercando in qualche modo di non contaminar le sue orecchie con canzoni inutili.
Era come se avesse raggiunto lo zen.

mercoledì 6 gennaio 2010

siamo l'esercito del serT?



Matilda aveva ormai dimenticato il significato di convivenza civile.
I suoi genitori non li vedeva da giorni,erano ormai diventati presenze minime nella sua giornata.
Chiamate ridotte all’osso,quasi con la paura di arricchire le compagnie telefoniche.
“Ciao figlia,tuo padre sta bene.
Il tempo com’è?
Il cane abbaia?
Ciao figlia.”
Ma poi era arrivato il fatidico 6 gennaio.
Era un po’ come percorrere il miglio verde,tutto sommato.
L’indecisione era grande.
Meglio gettarsi a capofitto sui libri come l’appello disperato di un pentito all' autorità per evitare la pena di morte?
O forse era meglio vagare senza una meta cercando di pensare il meno possibile a ciò che sarebbe accaduto?
L’unica certezza era che l’indomani all’ansia avrebbe preso il posto l’agonia.
Matilda aveva sentito dire che nelle ultime ore di vita si riscoprono cose a cui di solito non si da mai grande importanza.
Ebbe l’occasione di sperimentarlo lei stessa.
Il gusto troppo alcolico dello spumante fatto in fabbrica,l’odore nauseante della sua sciarpa reduce di un capodanno eccessivamente sconclusionato,la noia per quella matematica fatta più da lettere che da numeri,l’eccessiva ricchezza di quei poeti che tutti definivano maledetti,improvvisamente diventati troppo umani ai suoi occhi,l’ingenuità di sua madre nel confondere macchie di birra sul tappeto con piscio di cane.
Ma la cosa che più le pesava era dover smettere di bere birra durante i pasti,fumare subito dopo,mangiare ad ore inconsuete,dormire quando gli occhi non reggevano più lo stare sveglia.
Anche se dover studiare matematica non era un problema minore,in verità.
Lei sapeva benissimo che non aveva utilità nella sua vita.
Se l’avessero costretta a pensare che 2+2=5 non si sarebbe fatta grandi problemi.
Le dava certamente più fastidio pensare Leopardi come neoclassico e Manzoni come romantico.
E poi le piaceva sognare il suo futuro studiando psicologia e finendo a diagnosticare i problemi degli altri per capire se stessa.
Oppure ritrovarsi in una comunità di alcolisti per cercar di far sopprimer loro un desiderio comune.
Aveva sentito di un posto dove ci finiva gente che beveva 4 litri di birra solo la mattina.
E non poteva negate che un po’ la storia l’avesse affascinata. A me sarebbe piaciuto un sacco avere Matilda come amante quello stesso giorno.
Certamente non l’avrei tradita,a differenza di Winston Smith in quel libro di Orwell.
L’avrei fatta stare in eterno con me in quella boccia di vetro che avevo trovato in salotto,che tutti quanti in casa reputavano orrenda.
Saremmo stati due di quelle bolle d'aria all’interno di essa,in un luogo eternamente distaccato dal tempo.
E invece era il 2010 e mi sentivo l’ultimo uomo in Europa.

lunedì 4 gennaio 2010

non è più domenica



Matilda bevve l'ultima birra rimasta.
Parlò a Joey,che le raccontò cose che forse solo lei avrebbe capito.
Fumò una delle sue Winston blu.
Poi ascoltò Cesare.
Pensò che se piangeva in fondo era solo normale.
Voleva dire che aveva un cuore.
La marmellata #25 non l'aveva ancora trovata.
Però tolti questi piccoli particolari la canzone non aveva torto.
Sarebbe collassata volentieri in quel momento.
Le veniva da ridere al pensiero che lei fosse coricata sul letto dei suoi genitori ripensando alle poche persone a cui aveva detto di voler bene.
Rideva al pensiero che il suo cane se ne stava steso solo nella sporcizia e che se quella sera fosse uscita si sarebbe persa in discorsi inutili.
Che avrebbe perso l'occasione di pensare.
Cosa che non faceva da tempo.
Era l'ultima occasione di pensare,forse.
Due giorni dopo sarebbe stata di nuovo travolta da un quantitativo folle di impegni.
Scuola,patente di guida,tesine,genitori.
La solita routine.
Un pò era dispiaciuta che H non volesse leggere ciò che aveva da dire al mondo.
Che forse avrebbe preferito ascoltare una canzone dedicata ad personam anziché ritrovarsi un esorbitante numero di parole associate casualmente.
Che non sarebbe stata più domenica per parecchio tempo.
Decise che il giorno dopo avrebbe tentato l'ultima fuga di casa.
Avrebbe cercato un anonimo vaso.
Avrebbe cercato di far germogliare qualche fiore.
Non dei fiori qualunque,nemmeno dei fiori del male.
Dei fantastici non ti scordar di me.
Qualcuno avrebbe approvato,qualcuno avrebbe capito.
Qualcuno che preferiva i gesti alle parole.

volevi forse chiedere aiuto?



Matilda avrebbe voluto urlare quella notte. Avrebbe voluto urlare tutto il suo disprezzo. Avrebbe voluto urlare così forte da coprire l'abbaiare del suo cane. Così forte da far svegliare i vicini. Tanto forte da farsi sentire dall'intera umanità. Avrebbe voluto urlare tutta la sua frustrazione per quel mal di testa che le provocava il sonno represso. Avrebbe voluto gridare la sua insoddisfazione anche ora che era attorniata da amici. Avrebbe voluto spiegare come fosse insensata una repubblica fondata sul lavoro in nero,la mafia,gli spaghetti e il mandolino. Avrebbe voluto spiegare perché non riusciva a ridere come tutti dopo un pò di alcol davanti a film demenziali di sottomarca alla tv. Solo che nemmeno lei sapeva il perché di tutto ciò. Si rivedeva in quel quadro di Munch,solo che i colori erano meno esasperati,l'ambientazione casalinga. Si chiedeva cosa ci facesse alle due di notte sola come un cane in camera sua,mentre i suoi amici si davano alla pazza gioia. In fondo gli anni zero si erano appena conclusi e lei non sapeva che cosa avrebbe mai raccontato di tutto quel periodo della sua breve esistenza. In un certo senso sperava che nel 2012 terminasse il mondo così che non dovesse vedere la fine dei suoi anni adolescenziali,ritrovarsi una persona adulta e forse anche sola. Ma ancora più importante sentì il dover stillare una lista di buoni propositi per gli anni a venire. Non riuscendo a scrivere nulla si rese conto che per certe domande era inutile cercare di darsi una risposta,come certe volte era inutile prefissarsi degli obbiettivi. Fu a quel punto che decise di andare a dormire.

Io in quella sera inconsciamente la sentii più vicina che mai,tanto da chiedermi,a un certo punto,se le nostre menti si fossero congiunte anche solo per un attimo.